2° Classificato (Medie)

IL VIAGGIO DI UNA GOCCIA

Maria Verzé

Sono sola.

Vago portata dalla corrente, non faccio parte di niente, non sono considerata e se non ci fossi nulla cambierebbe.

Il giorno prima vago in mezzo ad alghe e pesci, quello dopo sono smontata in tante piccole molecole e salgo velocemente verso l’alto, per poi ricadere nel vuoto, senza uno scopo.

Giù, giù fino a immergermi in un piccolo ruscello, che poi sfocia in un fiume, poi nel mare e si ricomincia dall’inizio.

Non cambia mai nulla; un ciclo delle quali vie sono costituite da noia e scontatezza, che si ripete dall’inizio della mia esistenza, che nemmeno io so come è stata generata.

Sono una goccia.

Un’inutile ed insignificante goccia.

In questo istante penso di essere in mare; sento la salinità delle sue acque che mi compone e non la sopporto, mi sento come sporca e impura nonostante la purezza sia l’unica qualità che riconoscono in me.

Le giornate sono tutte così e l’unica cosa che faccio è guardarmi intorno; inizialmente era divertente, scoprivo paesaggi nuovi e specie di pesci mai viste… Poi ho cominciato a riconoscere sempre le stesse cose, e tutto è diventato una noia.

Cosa vedo adesso?

Sabbia, pesci e una superficie luminosa sopra di me; niente che non abbia già visto tante volte da diventare disgustoso.

Ogni tanto penso che sarà sempre così, un circolo infinito nel quale devo arrendermi all’idea di essere inutile.

All’improvviso tutto diventa buio.

La temperatura cambia, e uno strano calore mi riscalda nel mentre che un senso di claustrofobia mi assale.

In questo spazio sono circondata da centinaia di pesciolini, plancton, e tutt’a un tratto capisco: una balena.

Sono ospite all’interno di una balena.

Non mi era mai successo prima, una novità che dovrebbe impaurirmi ma mi sento euforica; finalmente qualcosa che non è la banale quotidianità.

Sono immobile, ferma, ma allo stesso tempo talmente curiosa da fremere nell’impazienza mentre aspetto che accada qualcosa, e succede: l’essere che mi ospita deglutisce e tutti gli esseri viventi che mi facevano compagnia spariscono e vengono mandati in una strana sacca con dell’acido.

 Io rimango sola. Ancora.

E adesso?

Beh potrei fare un viaggetto qui dentro, qualcosa di nuovo da esplorare mi mancava da circa tutta la vita.

Circumnavigo lo stomaco, il fegato, un serpente attorcigliato di cui non conosco il nome e arrivo a un buco che da all’esterno; una porta per tornare al sicuro, alla normalità, che però scelgo di non oltrepassare, decido di non violare un confine così sottile che potrebbe riportarmi a ciò che più odio.

Vago, viaggio e osservo, cercando di incidermi nella memoria ciò che vedo.

Arrivo al cervello, luminoso di una luce azzurrastra, con fili che saltano da una parte all’altra, pensieri e sinapsi che si trasformano talmente velocemente da sembrare incomprensibili, ma sapere che alcune di quelle per me sono così pesanti, mi sembra assurdo.

Questo cervello che genera pensieri nuovi con una rapidità surreale, mi fa invidiare una balena; perché non posso averla io una mente così?

All’improvviso il buio che mi aveva accolto viene spazzato via da una luce calda, che mi illumina; mentre i suoi raggi si spaziano attraverso la mia trasparenza, la mia curiosità li copia.

Seguo quel bagliore fino a che non diventa quasi accecante e arrivo ad un organo che non avevo avuto il coraggio di visitare: il cuore.

Come una calamita mi attira, come se avesse una parte di me dentro di sé e io inconsapevolmente la rivoglio a tutti i costi, come se avessi un filo invisibile e sottile ma tenace che lotta per farmi avvicinare a quella cosa che si restringe e si dilata  a intermittenza, emettendo suoni e vibrazioni che ti entrano dentro e senza nessuna spiegazione ti immettono speranza.

Mi avvicino in modo lento, timoroso, quando come per magia mi vengono mostrate delle immagini; sembrano ricordi ma conservati nel cuore e che hanno decretato che sono degna abbastanza per vederli.

È meraviglioso: vedo una palla infuocata che brilla della stessa luce calda di questo cuore, ma che con empatia riversa i suoi raggi su una distesa d’acqua infinita, che da azzurra viene contagiata di rosso, per pochi minuti fino a quando quella sfera, così generosa, non scompare sotto il filo dell’acqua.

Un’altra immagine mi appare e ritrae due bambini umani, con una tale gioia negli occhi da contagiare anche il loro sorriso, ridono e sguazzano felici come non mai nel fiume della Amazzonia, in mezzo alla natura più pura, senza bisogno di nient’altro se non la spensieratezza. 

Ancora, un altro ricordo si mostra: una coppia di innamorati si concedono un bacio pieno di passione, in mezzo ad una strada deserta, mentre migliaia di mie simili, gocce, ricadono su di loro, compiacendosi di poter assistere ad un momento così intimo e impregnato di amore.

Un amore appassionate, difficile, gioioso, intricato, e pieno di una storia che solo questi due ragazzi possono raccontare.

Migliaia di altre immagini mi vengono mostrate, ricordi custoditi con cura, storie raccontate e ascoltate: ed in tutte è presente l’acqua.

L’acqua dona.

Dona gioia, dona amore, dona spensieratezza, dona a volte anche dolore, perche la vita è fatta anche di questo; ed io ho l’onore di esserne parte.

Faccio parte di qualcosa, sono qualcuno.

Sono una piccola percentuale di qualcosa di grande, ma soprattutto bellissimo.